Nigeria

Argomento: Nigeria

Colonia inglese fino al 1960, la Nigeria, paese ricchissimo di petrolio, è divisa in oltre 250 gruppi etnici-linguistici diversi e attraversata, particolarmente dall’indipendenza, da fortissime tensioni tra le etnie Ibo, cristiano-animisti concentrati nel sudest del paese, Hausa-Fulani, musulmani che abitano il nord, e Yoruba del sudovest, metà cristiani e metà musulmani.

Nigeria

Guerre civili, colpi di stato, governi autoritari e corrotti, secessioni (come quella del Biafra nel '67 ad opera degli Ibo meridionali) sono stati la norma per questo paese, che dall'inizio degli anni '90 è anche prostrato da una grave crisi economica, che acuisce ulteriormente gli odi etnici e tribali. Una guerra tra poveri che ogni tanto esplode con massacri come quello di Kaduna, nel 2000, quando almeno 2000 persone persero la vita in violenti scontri fra cristiani e musulmani. Le tensioni si acuiscono quando il presidente Olusegun Obasanjo autorizza l’applicazione della sharia, la legge islamica, in alcune regioni abitate anche da non musulmani. 

 Port Harcourt è una città adagiata sui ricchissimi giacimenti di petrolio del delta del Niger, nel sud della Nigeria. E da qui che partono le petroliere della Chevron Texaco, della Total Fina Elf, della Shell e della BP che trasportano i due milioni di barili giornalieri che i giacimenti producono, facendo della Nigeria l'ottavo produttore al mondo.Questa enorme ricchezza, e soprattutto la sua mancata redistribuzione, determina tensioni e conflitti ed alimenta attività criminali che rendono questa città e la zona del delta del Niger una delle più insicure al mondo. I motivi economici sono alla base anche della rivalità etnica tra gli Ijaw, la maggioranza della popolazione nel delta, e gli Itsekiri, accusati dai primi di godere di migliori diritti e miglior trattamento lavorativo da parte delle compagnie petrolifere e di essere favoriti dal Governo.
Dal 1999 ad oggi oltre 20.000 nigeriani hanno subito violenza a sfondo etnico mentre preoccupa la crescente arbitrarietà e violenza con cui le forze di sicurezza nigeriane procedono contro chi critica la politica nazionale. 
La maggior parte del petrolio viene esportata e sfruttata dalle multinazionali ma solo una ristretta elite si arricchisce senza che la maggioranza della popolazione possa beneficiarne in alcun modo. Alla diffusa povertà si aggiungono i "danni" provocati dalle multinazionali, in particolare l’inquinamento dei terreni e delle falde acquifere, privando le popolazioni delle fonti. 
Nonostante le grandi riserve petrolifere, il paese rimane in balia del pagamento degli interessi sul debito estero. 134 milioni di nigeriani vivono ad un livello di povertà tra i più bassi del pianeta, mentre ogni mese 79.500 bambini muoiono prima di aver raggiunto i cinque anni per mancanza di acqua potabile, cure sanitarie, cibo e alloggio. 
La crescente insoddisfazione sfocia nella violenza politica. Dal 2004 il più importante gruppo ribelle è il Niger Delta People’s Volunteer Force (Ndpvf), guidato da Dokubo Asari, che basa le sue minacce sulla convinzione che le grandi multinazionali, in primis la Royal Dutch Shell e la Agip, aiutino l’esercito nigeriano nelle operazioni contro i ribelli, che ha definito come un vero e proprio "tentato genocidio contro la comunità Ijaw". In particolare accusa le compagnie di aver fornito alle forze di sicurezza nigeriane elicotteri e dettagliate mappe della zona, permettendo all’esercito di bombardare ed attaccare le postazioni dei ribelli. Nel 2005 il leader Asari viene arrestato per alto tradimento a seguito di alcune dichiarazioni in cui si faceva cenno ad una possibile indipendenza del sud est della Nigeria. Aumentano così gli scontri e gli attacchi da parte del Ndpvf, che rivendica la liberazione del proprio leader.
Particolarmente grave è la situazione nel sud est del paese, nella regione del Biafra. Terra natia di circa 40 milioni di cittadini di etnia Ibo (un terzo dell’intera popolazione nigeriana), nel 1967 il Biafra si dichiarò Stato autonomo della Nigeria e questo causò lo scoppio di una violenta guerra civile durata tre anni, risoltasi in favore delle forze del governo centrale, e che provocò la morte di oltre un milione di persone. Nel 1999 il loro leader Ralph Uwazurike fonda il "Movimento per l’attualizzazione della sovranità dello Stato del Biafra" (Massob), che si impegna in modo non violento a portare avanti il progetto di autodeterminazione del Biafra. Tuttavia, nonostante l’Associazione per i Popoli Minacciati (Apm) abbia evidenziato in più di un’occasione i pericoli che deriverebbero da una criminalizzazione di tale movimento, che andrebbe a causare solo maggiore tensione in una situazione già critica, nel corso del 2005 le iniziative del Massob sono state proibite con maggiore forza e molti dei suoi sostenitori arrestati. Il 25 ottobre 2005 viene incarcerato lo stesso Uwazurike, insieme ad altri sei suoi collaboratori, accusati davanti all’Alta Corte della Nigeria di "condurre una guerra che mira al rovesciamento del presidente della Repubblica Federale della Nigeria". Dal momento dell’arresto del leader Ibo la situazione nel sud est del paese, già instabile, va precipitando. Numerose sono le proteste degli Ibo, sfociate in uno sciopero generale che paralizza l’intero Biafra. 
La polizia reprime con brutale violenza le proteste degli Ibo e diverse persone muoiono nel corso delle manifestazioni.

Per quanto concerne la zona del delta, nel dicembre del 2005 un attentato dinamitardo contro un condotto petrolifero provoca un enorme incendio. Dopo questo fatto il presidente Obasanjo decreta lo stato di massima allerta nel delta del Niger.
Nel dicembre 2006 vengono rapiti tre italiani e un libanese, tecnici ENI: il sequestro è rivendicato dal Mend (Movement for the Emancipation of the Nigerian Delta), composto prevalentemente da cristiani, sorto per opporsi allo sfruttamento ed alle devastazioni del delta del fiume.

Le elezioni del 2007 segnano la vittoria di Yar'Adua: vari osservatori locali e internazionali, però, parlano di "enormi brogli", esprimendo pareri fortemente critici e negativi sulla regolarità di tali elezioni e denunciando il clima di violenza, legato anche a tentativi di omicidio dei candidati, che ha caratterizzato il periodo elettorale.

Nel corso del 2007 si vanno intensificando gli attacchi del MEND e alcune multinazionali straniere meditano di ritirarsi dalla Nigeria.

Nel dicembre 2008, la Corte Suprema decreta la fine della disputa sulle irregolarità delle elezioni del 2007, respingendo le accuse di brogli. Nel settembre 2008, il MEND lancia una serie di attacchi a varie piatteforme petrolifere, prima di annunciare una tregua. Un nuovo gruppo di ribelli, il Consiglio di Sicurezza e Difesa del Delta del Niger, rivendica una serie di incursioni armate nella penisola di Bakassi, territorio di confine assegnato al Camerun da un arbitrato internazionale. Nel nord del paese le tensioni tra musulmani e cristiani continuano a sfociare in scontri violenti: nel dicembre 2008, in occasione delle elezioni locali a Jos, muoiono centinaia di persone durante i disordini che seguono il confronto elettorale.

Nel 2009 viene ritirata la tregua del MEND che riprende gli attacchi alle compagnie petrolifere. In maggio il rapimento di 15 ostaggi e la cattura di una cisterna e di una nave petrolifera causano la dura risposta dell'esercito governativo, che provoca svariate vittime, anche tra i civili.

segnalazioni